Wafarin e Calcifilassi, possibile relazione – Segnale EMA

Wafarin e Calcifilassi, possibile relazione – Segnale EMA

Warfarin , farmaco anticoagulante cumarinico usato nella profilassi e terapia dell’embolia polmonare, della trombosi venosa profonda, della tromboembolia arteriosa associata a fibrillazione atriale cronica, a protesi valvolari cardiache meccaniche o biologiche, a trombosi murale intracardiaca, a infarto miocardico acuto. Profilassi del reinfarto.

Il meccanismo d’azione del warfarin è dovuto alla sua capacità di antagonizzare le funzioni della vitamina K. Vari fattori della coagulazione (la protrombina ed i fattori VII, IX e X) per poter divenire attivi devono subire delle modificazioni post-traduzionali che consistono nella carbossilazione di alcuni residui di acido glutammico, al fine di generare l’acido γ-carbossiglutammico. Durante la reazione di carbossilazione la vitamina K, che fissa e poi cede la molecola di CO2, viene trasformata in vitamina K epossido che viene poi riconvertita nella forma precedente dalla vitamina K epossido reduttasi. Questo enzima è il bersaglio dell’azione del warfarin, il quale ne determina l’inibizione.

Affinché compaiano gli effetti anticoagulanti del farmaco, è necessario che il pool della vitamina K venga in buona parte trasformato in epossido. Solo allora, infatti, i fattori della coagulazione prodotti non verranno resi attivi e non saranno in grado di esplicare la propria azione. Inoltre alcuni fattori della coagulazione hanno un’emivita di alcuni giorni: si dovrà attendere che vengano naturalmente consumati o degradati per raggiungere un’azione farmacologica completa.

È per tali ragioni che gli effetti del farmaco iniziano a comparire dopo 8-12 ore dall’assunzione e raggiungono il massimo effetto dopo 48-72 ore.

Date le suddette indicazioni terapeutiche è facile comprendere che l’esposizione mondiale al principio attivo warfarin è molto ampia.

Dal documento EMA EMA/PRAC/92676/2016 veniamo a conoscenza che dalla Svezia è emerso il segnale di un nuovo effetto avverso al farmaco warfarin , la Calcifilassi, a seguito della richiesta di un titolare AIC di aggiornare il proprio foglietto illustrativo con questo nuova reazione avversa, basato sull’individuazione di 23 casi  ( di cui 7 ricevuti dal titolare AIC e 16 rilevati all’interno della letteratura scientifica).

La calcifilassi è una rara malattia che provoca una calcificazione sistemica delle arterie provocando ischemia e la necrosi in aree localizzate del tessuto adiposo o della cute del tronco, dei glutei e degli arti inferiori. La causa è sconosciuta, anche se si pensa che vi contribuiscano l’iperparatiroidismo, l’integrazione della vitamina D e gli elevati livelli di Ca e P. Si manifesta con placche dolorose, violacee e purpuree e con noduli che possono ulcerarsi, formare escare e infettarsi. È spesso fatale. Il trattamento è solitamente di supporto. Sono stati segnalati svariati casi in cui il sodio tiosolfato somministrato EV alla fine della dialisi 3 volte/sett assieme a sforzi aggressivi per ridurre il prodotto sierico Ca × fosfato hanno determinato un miglioramento considerevole.

La Danimarca ha confermato che il segnale ha bisogno di essere analizzato e valutato dal Pharmacovigilance Risk Assessment Committee PRAC.

Dal documento EMA EMA/PRAC/457201/2016  si apprende che a seguito della riunione del PRAC, dopo aver controllato anche i dati presenti in Eudravigilance, la commissione ha concluso che esiste la ragionevole possibilità che si possa verificare Calcifilassi a seguito dell’assunzione di Warfarin, i titolari di AIC del principio attivo Warfarin dovranno aggiornare i propri documenti informativi aggungendo il rischio di Calcifilassi.

Fonti di riferimento:

EMA – EMA/PRAC/92676/2016 – EMA/PRAC/457201/2016

Wikipedia

Manuale Merck

 

#farmacovigilanza #EMA #calcifilassi #warfarin

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Warfarin and Diabetes Drugs, risk of serious hypoglycemic events

Warfarin and Diabetes Drugs, risk of serious hypoglycemic events

Study question Is warfarin use associated with an increased risk of serious hypoglycemic events among older people treated with the sulfonylureas glipizide and glimepiride?

Methods This was a retrospective cohort analysis of pharmacy and medical claims from a 20% random sample of Medicare fee for service beneficiaries aged 65 years or older. It included 465 918 beneficiaries with diabetes who filled a prescription for glipizide or glimepiride between 2006 and 2011 (4 355 418 person quarters); 71 895 (15.4%) patients also filled a prescription for warfarin (416 479 person quarters with warfarin use). The main outcome measure was emergency department visit or hospital admission with a primary diagnosis of hypoglycemia in person quarters with concurrent fills of warfarin and glipizide/glimepiride compared with the rates in quarters with glipizide/glimepiride fills only, Multivariable logistic regression was used to adjust for individual characteristics. Secondary outcomes included fall related fracture and altered consciousness/mental status.

Summary answer and limitations In quarters with glipizide/glimepiride use, hospital admissions or emergency department visits for hypoglycemia were more common in person quarters with concurrent warfarin use compared with quarters without warfarin use (294/416 479 v 1903/3 938 939; adjusted odds ratio 1.22, 95% confidence interval 1.05 to 1.42). The risk of hypoglycemia associated with concurrent use was higher among people using warfarin for the first time, as well as in those aged 65-74 years. Concurrent use of warfarin and glipizide/glimepiride was also associated with hospital admission or emergency department visit for fall related fractures (3919/416 479 v 20 759/3 938 939; adjusted odds ratio 1.47, 1.41 to 1.54) and altered consciousness/mental status (2490/416 479 v 14 414/3 938 939; adjusted odds ratio 1.22, 1.16 to 1.29). Unmeasured factors could be correlated with both warfarin use and serious hypoglycemic events, leading to confounding. The findings may not generalize beyond the elderly Medicare population.

What this study adds A substantial positive association was seen between use of warfarin with glipizide/glimepiride and hospital admission/emergency department visits for hypoglycemia and related diagnoses, particularly in patients starting warfarin. The findings suggest the possibility of a significant drug interaction between these medications.

Funding, competing interests, data sharing JAR and DPG receive support from the National Institute on Aging, the Commonwealth Fund, and the Leonard D. Schaeffer Center for Health Policy and Economics at the University of Southern California. ABJ receives support from the NIH Office of the Director. No additional data are available.

Source : BMJ 2015;351:h6223 – full text